|
Benvenuti a La Meria.
L'azienda si trova sulle colline della Maremma Toscana a 500 mt s.l.m. a soli 5 minuti dalle Terme di Saturnia (con la quale abbiamo una convenzione), a metà strada dal mare dell'Argentario, il Monte Amiata e il lago di Bolsena. Facilmente raggiungibili gli insediamenti etrusco-romani del Parco Archologico delle "Città del Tufo" di ,Sovana e Pitigliano, l'Oasi WWF Bosco dei Rocconi , il Parco della Maremma e quello del Monte Labro.
L'agriturismo è circondato da grandi querce sotto cui rilassarsi godendo di favolosi panorami. |
 |
 |
 |
 |
 |
|
SORANO Al centro di numerosi tortuosi valloni creati dall'erosione delle acque, Sorano appare al visitatore come un autentico paese fiabesco che nasconde gelosamente i ricordi del suo antichissimo passato. La grandiosa rupe di tufo sovrastante la valle della Lente conserva bene le bellezze e le caratteristiche di questo borgo medioevale, un vero e proprio gioiello nel suo genere.Per molti storici Sorano è di origine etrusca; appartenne nel Medioevo agli Aldobrandeschi e dopo numerose battaglie passò nel 1293 agli Orsini, antica e nobile famiglia romana. Sorano divenne il baluardo difensivo di questa famiglia svolgendo un ruolo importante nelle lotte contro la Repubblica di Siena dalle quali gli Orsini ed i loro sudditi non sempre uscirono vittoriosi. Nell'anno 1417, infatti, la contea di Sorano e Pitigliano insieme al feudo limitrofo di Castell'Ottieri fu costretta a firmare un trattato dove dichiarava di piegarsi alla indiretta sovranità dello stato senese. Tale patto venne meno nel 1555, anno in cui cadde la Repubblica di Siena, e già nel 1556 Niccolò IV Orsini potè riaffermare pienamente la sua legittima potestà sulla contea. Dopo la caduta della Repubblica di Siena, i Medici, con Cosimo I, ne presero il posto giocando il ruolo di nemici-amici. Durante questo periodo gli Orsini provvidero a consolidare la Rocca di Sorano facendone un mirabile esempio di architettura militare, nonché un potente mezzo di difesa. La famiglia Orsini, dilaniata da vere e proprie guerre continue cessò di dominare su questa contea nel 1604 con la morte di Alessandro di Bertoldo, e Sorano passò di fatto sotto al giurisdizione dei Medici che vi governarono fino al 1737 lasciando la successione al governo della Toscana alla casa dei Lorena. LA FORTEZZA ORSINI La Fortezza Orsini risale al 1380, all'epoca del conte Bertoldo Orsini, ma sembra fosse già stata castello Aldobrandesco agli inizi del 1300. La Fortezza Orsini occupa l'istmo della penisoletta su cui giace Sorano e sta a guardia della strada che lo raggiunge, proveniente da Pitigliano. L'enorme sua mole non appare in tutta la sua imponenza dall'esterno,poiché verso la campagna mostra soltanto i due bastioni angolari, la cortina che li unisce e il basso e massiccio torrione quadrato che sovrasta a cavaliere quest'ultima.Questo terrapieno rivestito d'un paramento di pietrame, a filari regolari e a bozze squadrate, occupa tutta la larghezza della penisola e ne sbarra materialmente l'accesso. Nel torrione centrale, sul quale un cupolino assai più moderno si eleva a foggia di belvedere, s'apre la porta massiccia, dell'arco incorniciato di bugne più chiare, troppo bassa in paragone alla mole che l'accoglie. Attraverso il fossato lungo un ponte ex levatoio, s'accede al cuore della Fortezza. Al di sopra dell'arco spicca un'arme monumentale molto bella. E' assai fine di lavoro specie nei particolari decorativi, dove sono inquadrati i leoni Aldobrandeschi, le barre e le rose degli Orsini, sotto il cimiero carico dell'orsacchiotto araldico. La targa che soggiace ci dice che i lavori furono eseguiti nel 1552 per ordine di Niccolò IV Orsini. Un vasto piazzale, sostenuto per due lati da muraglioni a picco, separa il baluardo avanzato da un secondo corpo di fabbrica assai più antico con un torrione al centro, che costituì la prima Fortezza. Un secondo cortile, munito di portici, separa la costruzione dell'abitazione castellana, dalle rampe di scale molto ripide.Sul bastione di levante sorgeva un mulino a vento per fabbricare polvere da sparo, su quello di ponente ce n'era uno analogo per macinare le granaglie. In un interrato ben protetto c'erano il magazzino della polvere e del salnitro, la fonderia per cannoni ed archibugi, la "riservetta" della munizioni, la cantina con i viveri, la cella per i prigionieri e l'armeria ben fornita. Accanto ai quartieri di alloggio c'era la cappella con l'annessa sacrestia e l'abitazione del cappellano. Presso il baluardo del tettuccio si apriva l'orifizio di un pozzo comunicante con una vasta e profonda cisterna. Durante i lavori di restauro del 1968,sono venuti alla luce, due gruppi di affreschi. Il primo di tali gruppi presenta i classici motivi floreali ed i caratteristici puttini che sostengono riquadri festonati da scene bacchiche. Il secondo gruppo di affreschi è incorniciato da inquadrature geometriche che racchiudono scene di carattere mitologico. IL MASSO LEOPOLDINO Si tratta di un poderoso masso tufaceo situato di fronte alla parte più antica della Fortezza, che venne fortificato nel settecento, in età Lorenese, con l'intento di contribuire al controllo del territorio circostante. Le pareti del Masso Leopoldino furono in gran parte smussate e levigate a mano mentre la sua sommità fu spianata a mo' di terrazza dalla forma irregolare. Sul lato più vicino alla chiesa di San Niccolò fu infine eretta la singolare Torre dell'Orologio che ancora oggi scandisce il tempo di questo suggestivo Borgo. La Necropoli di San Rocco (III - II sec. a.C.), è situata lungo un costone tufaceo che delimita al valle del fiume Lente, risalendo i tornanti scavati nel tufo, si raggiunge sulla destra un agevole sentiero, dove è situata la necropoli, costituita soprattutto da tombe a camere scavate nelle pareti verticali dei terrazzamenti tufacei. Oltre alle tombe a camera, si possono notare moltissimi colombari romani che si affacciano numerosi lungo la valle del fiume. Scendendo dall'abitato di Sorano alla "Porta dei Merli", nelle adiacenze di un'ampia radura si dipartono i tracciati di antichi percorsi scavati direttamente nel tufo: sono le cosiddette "Vie Cave", che univano Sorano con i circostanti centri etruschi e da lì con tutti i più importanti centri dell'Etruria.
|
|
|
|
|
|
|
SOVANA Suana, l'antico nome della città etrusca, venne fondata da gruppi di agricoltori e pastori i cui insediamenti erano posti su varie alture lungo il medio corso del fiume Fiora (anticamente Armine). L'unione di questi nuclei dette vita alla città, posta su uno sperone tufaceo tra i torrenti Calesine e Folonia, dove ancora oggi è possibile trovare tracce e testimonianze di questa antica civiltà. In breve tempo Suana divenne il centro principale della zona circostante dove sorsero numerosi agglomerati di agricoltori, grazie anche alle numerose strade etrusche che la collegavano ai territori dei più grandi centri di Statonia, Saturnia, Chiusi e Cetonia. Fino al III sec. a.C. Suana fu alleata della potente Vulci e insieme a quest'ultima prese parte alle continue lotte degli Etruschi contro il tentativo di espansione territoriale dei Romani, finché il console Caio Tiberio riuscì a conquistare queste terre, con la conseguenza che Vulci divenne "città senza diritto di voto", e Sovana nell' ordinamento romano divenne "Municipium". Nonostante l'influenza romana, non si verificarono cambiamenti significativi nella vita dei sovanesi, tanto che Sovana divenne una delle città più fiorenti della zona grazie all'allargamento degli orizzonti commerciali ed alla prosperità agricola ed allo sviluppo dell'artigianato locale (ancora oggi una delle attività più fiorenti del centro toscano), ed anche la scrittura rimase quella etrusca fino al I sec. a.C. come testimoniano le numerose tombe etrusche della zona. Dal IV sec. in poi, il cristianesimo si diffuse in città anche grazie all'opera di evangelizzazione operata da S. Mamiliano (suo patrono), e dal V sec. divenne sede vescovile. Nonostante le invasioni barbariche che si susseguirono nel tempo, Sovana riuscì a mantenere pressoché intatti i propri ordinamenti municipali e via via, divenne sempre più importante. Dal IX sec. la famiglia degli Aldobrandeschi iniziò a costituire un vasto dominio in Maremma e una volta fissata a Sovana la loro sede, quest'ultima conobbe il massimo splendore anche grazie alla grande figura di Papa Gregorio VII, al secolo Ildebrando da Soana. Dopo la morte del Pontefice, gli avvenimenti politici che susseguirono furono molti ed anche Sovana ne fu coinvolta, soprattutto per quanto concerne le continue lotte fra Papato e l'Imperatore. Nel 1243 dopo oltre due anni di assedio da parte di Federico II, Guglielmo Aldobrandeschi, fu costretto a riconoscere e ad accettare un presidio imperiale in Sovana oltre che in altri centri della contea.Da lì a poco Sovana cominciò a subire un lento ma continuo declino e dopo la morte di Margherita, il ramo della famiglia Aldobrandeschi si esaurì ed a questi subentrò la famiglia dei Conti Orsini. Questi cercarono di riportare Sovana al suo antico splendore, ma quando i Senesi conquistarono la città e saccheggiarono anche gli edifici sacri (la campana del Duomo fu portata come trofeo a Siena e collocata sul campanile della Cattedrale, dove si trova ancora oggi ed è chiamata dai Senesi "Sovana"), il destino che la attendeva era di abbandono e miseria. Per diversi anni gli Orsini tentarono in tutti i modi di riconquistare Sovana, ma tutti i tentativi si rivelarono presto o tardi vani. La stessa Siena tentò di risollevare Sovana dalla decadenza in cui era ridotta, ma proprio per via delle continue guerre, questo intento fallì. I sovanesi chiesero ed ottennero addirittura dal Papa Alessandro VI di trasferire i monaci dell'Abbazia di Montecalvello (nei pressi dell' attuale Elmo), all'interno delle proprie mura per tentare di migliorare le proprie condizioni economiche e sociali, ma gli effetti positivi di questa iniziativa durarono fino a quando il Papa Innocenzo X, con una bolla, abolì la comunità monastica. Quando nel 1555 la Repubblica di Siena, cadde in mano della famiglia fiorentina dei Medici, Cosimo I chiese agli Orsini, che nel frattempo avevano riconquistato e risaccheggiato Sovana, la restituzione della città come terra Senese. Al rifiuto di Niccolò IV Orsini, iniziò un assedio a Sorano dove era solito rifugiarsi il Conte. A questo punto intervenne lo Stato Pontificio che costrinse il Conte di Pitigliano a consegnare Sovana a Cosimo dei Medici e questi cominciarono a risollevare Sovana favorendone il ripopolamento grazie a privilegi fiscali e donazioni di case e terre. Ma a seguito di una epidemia di malaria la cittadina si spopolò quasi completamente, ed anche i vescovi erano stati costretti ad abbandonare la città e nel 1660 il vescovo Gerolamo Borghesi, trasferì la sede episcopale da Sovana a Pitigliano. Infine con Pietro Leopoldo di Lorena venne disciolta la comunità di Sovana, entrando a far parte del Comune di Sorano, dove rimase definitivamente dal 1814 fino ad oggi. Da allora solo gli scavi, con il conseguente ritrovamento di una e vera e propria "necropoli" con tombe e resti della civiltà etrusca, contribuirono a togliere il paese dall'oblio nel quale era caduto, tanto che fu soprannominata "Città di Geremia" per l'immagine di città desolata che si presentava al visitatore proprio come al profeta.
|
|
|
|
|
|
|
PITIGLIANO Il nome "PITIGLIANO" dovrebbe risalire all'epoca romana e secondo un'antica leggenda gli fu attribuito da due esuli, Petilio e Ciliano, che, dopo aver rubato la corona d'oro di Giove Statore dal Campidoglio d Roma, si rifugiarono sullo sperone di tufo su cui sorge l'odierno abitato per sfuggire ai loro inseguitori. La prima visione panoramica di Pitigliano, che si offre improvvisa dalla curva della Madonna delle Grazie, è surreale e semplicemente fantastica. Tante caratteristiche casette costruite con stile rustico su un grande banco tufaceo, piccole torri e palazzi storici «piantati» a picco su enormi strapiombi, danno la sensazione d ritrovarsi improvvisamente in un antico mondo fiabesco, leggendario e al tempo stesso romantico. Un ambiente naturale dove si può trovare tanta storia e arte.
LA STORIA Le origini di questa splendida cittadina risalgono ad epoche preistoriche: le sue numerose tombe etrusche venute alla luce col trascorrere dei secoli e le belle mura del III secolo a.C. testimoniano senza alcun dubbio l'origine etrusca del pitiglianese. Con la comparsa degli Etruschi, il paese dovette assumere decisamente l'aspetto di agglomerato urbano, anche se soggetto all'influenza sia politica che economica della vicina Lucumonia di Vulci, il cui territorio si estendeva fino alla media valle del fiume Fiora.
Fin dall'VIII sec. a.C. la vita politica di questo paese fu strettamente legata a Sovana, sede principale della famiglia Aldobrandeschi. L'elevata posizione strategica contribuì a conferire a Pitigliano una sempre maggiore importanza militare; già nel 1202 il paese si poteva inserire a pieno negli scontri fra gli Aldobrandeschi e la Repubblica di Siena. Per evitare l'assedio senese, i pitiglianesi stipularono un'alleanza con il Comune di Orvieto; in cambio dell'aiuto militare, gli orvietani pretesero che la cittadina fosse eretta a contea con l'obbligo di residenza da parte di un Aldobrandeschi, al quale veniva attribuito il titolo di Conte di Pitigliano. Nonostante tutti gli sforzi, la supremazia di Sovana continuò di fatto fin dopo la spartizione dei territori fra i due rami della famiglia Aldobrandeschi, anche se, già dal 1259, Ildebrandino il Rosso aveva sostato la sede della contea da Sovana a Pitigliano. Mentre Sovana stava subendo lentamente un inesorabile declino, l'importanza di Pitigliano divenne sempre maggiore grazie anche al matrimonio di Anastasia, ultima discendente della progenie Aldobrandesca in Maremma, con Romano Orsini La fortuna degli Orsini, antica e nobile famiglia romana, fu in gran parte dovuta agli intrallazzi poco ortodossi di Giovanni Gaetano Orsini, ovvero papa Niccolò III.Pitigliano fu riconfermato capoluogo di contea che ne avvertì l'influenza degli Orsini che fecero di Pitigliano la loro residenza.Dopo la sconfitta di Sovana per mano della Repubblica di Siena, l'intera contea, travagliata dai conflitti interni e dagli attacchi sempre più pressanti ed estesi a tutto il territorio di Siena, attraversò un periodo difficile. Nel 1547 i popolani di Pitigliano proclamarono signore delle loro città Niccolò IV appoggiato da Cosimo de' Medici. ll governo di Niccolò durò poco e male, perché il tribunale dell'Inquisizione pontificia sottoponendo a giudizio lo imprigionò, mentre i segreti emissari di Cosimo gli incitavano contro gli animi della popolazione. Liberato dal carcere romano, Il conte di Pitigliano rientrò in paese con l'intento di vendicarsi dei locali delatori, sapendo di poter contare sull'appoggio di Cosimo I, il quale teneva, occultamente all'una e all'altra parte, il piede in due staffe.
L'occasione propizia per Cosimo si presentò dopo la caduta della Repubblica di Siena quando, nel 1562, molti abitanti di Pitigliano, aspirando a passare sotto il dominio di Firenze, con la fiducia nelle sue leggi più liberali, si sollevarono scacciando il conte Orsini e acclamando i Medici loro Signori. Ma Cosimo preferì rifiutare ciò che gli veniva offerto, per non inimicarsi potenze ben maggiori di quelle della contea in questione. Soltanto dopo alterne vicende, che videro entrare in gioco re, cardinali e pontefici e durante le quali Niccolò IV non mancò di attaccare Pitigliano, ormai estintasi la dinastia ursinea, Cosimo de' Medici nel 1604 poté prendere possesso della contea. Il dominio mediceo, che doveva guardarsi dalle mire espansionistiche dello Stato Pontificio, non portò quei vantaggi che i pitiglianesi avevano sperato; anzi la contea andò sempre più impoverendosi, fino all'avvento della casa Asburgo-Lorena a guida del Granducato di Toscana. Sotto il dominio dei Lorena, grazie ad una più oculata politica economica, eliminando le servitù feudali, causa di miseria dei popoli, si poté garantire un certo miglioramento delle condizioni di vita, almeno là dove era possibile. Con l'opera di Leopoldo II, Pitigliano vide rifiorire il proprio clima culturale, nonché il suo assetto urbanistico grazie agli interventi di risanamento, ristrutturazione e ampliamento voluti dal Granducato di Toscana. Erano ormai finiti i tempi delle guerre locali e così poteva ricominciare la vita tranquilla, di tutti i giorni, dedita all'agricoltura, che per molti secoli era stata alternata a quella più rischiosa del soldato. Nel plebiscito del 1860, Pitigliano aderì al Regno d'Italia, il resto è storia contemporanea.
|
|
|
|
|
|
 |
|
|
|
| |